TERAPIE

Le terapie per il Cushing

L’approccio terapeutico è strettamente dipendente dalle cause che determinano l’insorgenza della malattia o della sindrome di Cushing. In caso di adenoma ipofisario e lesioni extra-surrenaliche ACTH-secernenti, si interviene con una rimozione chirurgica.
Un trattamento di seconda scelta è la radioterapia, che può ridurre l’ipercortisolismo in una percentuale stimata intorno al 45% negli adulti e nell’85% nei bambini e in un periodo di tempo compreso fra tre e dodici mesi.
La chirurgia è la via consigliata anche per l’ipercortisolismo sostenuto dalle forme surrenaliche. In questi casi la rimozione chirurgica della massa responsabile della produzione eccessiva di cortisolo è risolutiva.
Per ridurre l’eccesso di cortisolo sono anche disponibili specifici farmaci, ascrivibili a due grandi categorie: le molecole pasireotide e cabergolina, che intervengono sul sistema nervoso centrale e il metirapone ed il chetoconazolo, che agiscono a livello surrenalico.

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I PERCORSI DIAGNOSTICI

La diagnosi del Cushing non è immediata, poiché le manifestazioni cliniche di malattia e sindrome possono essere molto varie e, talvolta, estremamente generiche.
Inoltre, le neoplasie legate alle forme ACTH-dipendenti possono essere difficili da localizzare, sia a livello ipofisario che extraipofisario, generando un ritardo nella diagnosi.
Il test migliore per capire se c’è un tumore secernente ACTH nell’ipofisi e distinguerlo da altre neoplasie è il cateterismo dei seni petrosi inferiori o IPSS, che permette di raggiungere le vene vicino all’ipofisi.
In generale, per individuare il Cushing, non basta osservare i sintomi, ma è necessario sottoporre il paziente a specifici test, che misurano la quantità di cortisolo nella saliva o nelle urine. In taluni casi viene effettuato il test di soppressione al desametasone, che serve per verificare se il cortisolo resta elevato somministrando desametasone (inibitore del cortisolo).